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Con un sostegno di 5 euro al mese per 18 mesi, è
stato possibile adottare e sostenere alcune mamme in difficoltà, che hanno
potuto così portare a termine la gravidanza, con grande gioia di tutti. Anche il
Presidente nazionale del Movimento per la Vita, l'On. Carlo Casini, ha
espresso un forte ringraziamento ai sostenitori del Progetto. L'iniziativa ha
avuto per fortuna un seguito:
grazie anche al sostegno del
Parroco, è ricominciata in giugno la raccolta fondi, attraverso
anche nuove adesioni, ed è stato quindi possibile
adottare una mamma e mezza. Questa iniziativa è stata riproposta per la terza
volta, grazie al cospicuo numero di persone che hanno sempre aderito al Progetto
e anche alla sensibilizzazione da parte di Don Aldo durante le Messe e
altri eventi. Il progetto in questione prevede l'invio di 160 euro al mese per
18 mesi a sostegno di ogni singola mamma adottata. La somma può essere versata
singolarmente o suddivisa somma un gruppo di persone (in alcuni casi, visto il
buon numero di sostenitori, è stato di 5 euro pro-capite).
...Progetto
Gemma nasce dall’incontro tra l’esperienza dei Centri e Servizi di aiuto alla
vita con l’esperienza delle adozioni a distanza...
I Centri e Servizi di aiuto alla
vita (Cav e Sav) sono sorti a partire dal 1975 per dare attuazione ad un
pensiero fondamentale: “le difficoltà della vita non si superano sopprimendo la
vita, ma superando insieme le difficoltà”. I Cav e i Sav non si pongono “contro”
la madre ma “accanto” alla madre. Condividendone le difficoltà di ogni tipo essi
difendono il diritto del bambino non ancora nato. Da un rapporto pubblicato nel
2002 risulta che i 250 Cav e Sav d’Italia aiutano ogni anno non meno di 5000
gestanti (5843 nel 2001), delle quali circa 1000 (1040 nel 2001) già orientate
ad abortire accettano, nella grande maggioranza, di proseguire la gravidanza
dopo l’incontro con un Cav o un Sav.
Le adozioni a distanza costituiscono un’esperienza molteplice che fornisce un
aiuto economico periodico ai poveri di Paesi lontani, per lo più bambini
abbandonati dai genitori (si pensi ai “meninos” e alle “meninas de rua” del
Brasile) o che comunque devono essere assistiti a causa delle difficili
condizioni delle loro famiglie. Il nome di “adottante” attribuito a colui che si
impegna a fornire ogni mese un sussidio economico a un determinato bambino è
improprio, perché in nessun modo “l’adozione a distanza” può trasformarsi in
adozione in senso giuridico. L’introduzione del bambino lontano nella famiglia
“adottante” è solo spirituale. L’adozione a distanza è relativamente facile
perché nei Paesi del Terzo Mondo il potere d’acquisto della moneta europea è
molto alto: 30, 20 e talvolta anche 15 euro al mese possono bastare
all’alimentazione, al vitto e all’istruzione mensile di un fanciullo.
Anche in Italia ci sono bambini abbandonati. Tanto abbandonati da essere uccisi.
Anche in Italia ci sono bambini poveri. Anzi: sono i più poveri di tutti, perché
non hanno neppure la voce per chiedere aiuto.
Oltre a quelli di cui ogni tanto parlano i giornali, perché vengono trovati in
cassonetti dell’immondizia, vi sono quelli, numerosissimi, cui viene impedito di
nascere.
Gli aborti, quelli conosciuti perché legali sono circa 140mila ogni anno. Poi ci
sono quelli che nessuno può contare perché restano clandestini ovvero sono
essenzialmente occulti, perché avvengono privatamente con l’uso di preparati
chimici nei primi giorni di vita del concepito.
Ci sono, dunque, tanti bambini a rischio di abbandono ancora prima della nascita
nella nostra Italia, nella nostra regione, nella nostra città. Per molti tra
loro tale estremo rischio è causato dalla povertà della madre. Le ricerche
effettuate a campione dicono che il 40 o il 50% delle donne chiedono
l’interruzione volontaria della gravidanza perché si trovano in difficoltà
economiche.
Specie in uno Stato che pretende di essere sociale è sommamente ingiusto che
questo avvenga. Non possiamo attendere che le istituzioni si muovano. Subito
tutte le persone di buona volontà possono fare qualcosa. Forse basta poco per
salvare una vita umana.
Ecco Progetto Gemma: un’adozione a distanza ravvicinata. “Adotta una mamma,
salva il suo bambino”.
La difficoltà è che in termini monetari, il bisogno di una persona in Italia è
molto più grande del bisogno di un bambino del Terzo Mondo. Perciò non sono
tanti quelli che possono permettersi il mantenimento completo di un bambino per
decenni. Per consentire una partecipazione significativa al Progetto bisogna
perciò proporre un contributo economico mensile limitato per quantità e durata:
160 euro per 18 mesi. L’onere per gli adottanti non è leggero, ma è sostenibile
rinunciando a poche cose superflue.
I vantaggi, invece, sono notevoli. In primo luogo gli ”adottanti” sanno di aver
salvato davvero una vita umana. In secondo luogo il tempo di 18 mesi è quello in
cui nessuno pensa a quel bambino e a quella madre. Dopo, accanto all’ordinaria
solidarietà del Cav e Sav, sarà più facile trovare quella di altre istituzioni
pubbliche o private. Infine l’esperienza dimostra che, sebbene la somma erogata
non elimini i problemi economici della madre, tuttavia l’impegno preciso e
durevole nel tempo che il “Progetto” assicura costituisce una “carezza
economica”, che rompe la solitudine, stimola altre solidarietà, riapre la porta
al coraggio.
L’idea
di “adozione” fa pensare a un rapporto familiare. E’ giusto, perciò, presentare
questa iniziativa alle famiglie sia già esistenti, sia in formazione. Ma anche
un gruppo può divenire “adottante”. Sarebbe quanto mai bello se ogni cellula
della comunità cristiana si facesse carico di sottrarre alla morte un bambino.
Ma il desiderio di realizzare una paternità e maternità spirituali può essere
condivisa anche da altri gruppi, scuole, uffici, clienti di un negozio.
L’iniziativa presenta il vantaggio di grande flessibilità. La somma di un
“Progetto” può essere versata mese per mese o tutta insieme. Un “Progetto”
offerto a metà, può essere unito ad un altro anch’esso parziale. Niente
impedisce l’“adozione” anche a persone singole per sentirsi parte del “popolo
della vita”, per ricordare una persona cara, per festeggiare un evento.
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