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Comitato per il restauro della Chiesa "LA ROCCA" di Altavilla Vicentina CHIESA DI S. URBANO detta "LA ROCCA" di Altavilla un bene da restituire ai fedeli
La chiesa di S. Urbano che domina dal colle l'abitato di Altavilla è di origine antichissima. Nel medioevo era intitolata a S. Felice; questa denominazione dimostra che la chiesa ha avuto per matrice quella di S. Felice e Fortunato di Vicenza nell'epoca in cui questa fungeva da cattedrale (IV secolo) subito dopo l'insediamento dei monaci benedettini presso la suddetta basilica (VII sec. ). Il fatto poi che i documenti la designino come "pieve" e la presentino a capo di una circoscrizione territoriale che comprendeva Creazzo, Monteviale, Biron, Montemezzo, Valmarana, Brendola, Meledo e Sarego, rende certa l'antichità e l'importanza che essa aveva in quel periodo storico. Per la sua preminenza era retta da un arciprete ed era dotata del fonte battesimale al quale ricorrevano gli abitanti di tutto il distretto da cui venivano raccolti i tributi. La costruzione sorgeva "iuxta castrum", cioè vicinissima alla fortezza costruita dal Vescovo di Vicenza nel X secolo, da cui deriva l'odierna denominazione "rocca". Essa era compresa entro un ulteriore, vasta cinta di mura. Nei pressi sorgeva l'abitazione dell'arciprete, dove nel XII e nel XIII secolo vissero esemplarmente in comunità spirituale simile a quella monacale. Oltre all'arciprete, vivevano alcuni altri sacerdoti "canonici". In questa dimora il vescovo di Vicenza ebbe occasione di soggiornarvi nei periodi in cui la guerra o le lotte faziose lo consigliavano di lasciare la città, oppure quando doveva compiere la investitura di feudi o di livelli locali. E' documentato un soggiorno estivo, nel 1292, del vescovo Pietro Saraceni. Nel 1300 il rilassamento della disciplina ecclesiastica portò non solo allo sfaldamento della residenza comune dei preti di Altavilla, che preferivano dividersi in 6 parti le rendite e lasciare la cura d'anime all'arciprete, ma anche alla rottura dei legami di dipendenza alla pieve di S. Felice delle chiese di Creazzo, di Brendola, di Meledo e di Sarego. Nel 1452 gli atti di una "visita pastorale" mostrano che la chiesa di Altavilla conservava la giurisdizione soltanto sulle parrocchie di Valmarana, di Monteviale e di Montemezzo; tale preminenza durò fino al secolo scorso. Gli stessi atti, ma anche molti altri documenti dei quali il più antico risale al 1439, ci informano che la chiesa aveva mutato intitolazione assumento la denominazione di S. Urbano. L'edificio, divenuto probabilmente insufficiente per l'aumento della popolazione che appare quasi raddoppiata rispetto al XII-XIII sec., nonostante la pestilenza del 1485, fu ampliato nel 1495 per iniziativa dell'arciprete Girolamo de' Pavari, uno dei tanti parroci veneziani che ressero la pieve nel '400 con la manodopera prestata dai paesani. Dovettero passare però più di vent'anni perchè la chiesa potesse essere completata e quindi consacrata:fu un periodo terribile per il nostro territorio che subì ogni sorta di violenze da parte di soldataglie straniere oltre al ritorno del flagello della peste. E fu certamente la paura delle epidemie ricorrenti che consigliò i fedeli di Altavilla a dedicare la chiesa non solo a S. Urbano, ma anche a S. Sebastiano, protettore contro le epidemie. La cerimonia di consacrazione della chiesa ai santi Urbano e Sebastiano avvenne il 26 febbraio 1522 ad opera del vescovo di Ascoli. La costruzione fu informata a semplicità e armonia di linee e a proporzione razionale nelle dimensioni com'era nello spirito del Rinascimento. Anche l'edificio della canonica risale forse a quei tempi. Le grandi, pregevoli tele dipinte ai lati dell'altar maggiore sono invece posteriori di almeno un secolo e sono state attribuite alla scuola del Da Ponte. Esse rappresentano la Nascita di Gesù e il Giudizio Universale. Poco prima della metà del '600 il fuoco invase la zona dell'altare maggiore: questo fu ripristinato dalla comunità nel 1649, la volta a crociera fu invece restaurata nel 1960 con il denaro offerto dalle confraternite del Santissimo e del Rosario. Nel secolo XVIII la chiesa si arricchì dei quattro altari minori, di stile barocco, notevoli per i marmi, gli intarsi e le lacche. Dapprima, nel 1747, una famiglia privata donò gli altari dedicati a S.Sebastiano e a S.Rocco che furono sistemati ai lati della balaustra e solo nel 1890 furono costruite le cappelle in cui apporli. L'altare della Madonna del Carmine e quello della Madonna del Rosario furono invece donati, l'uno nel 1756 e l'altro nel 1757, dalle confraternite votate a queste devozioni il che dimostra la presenza ad Altavilla di associazioni religiose sensibili e attive. Ma quando il 23 giugno giunse il nuovo arcivescovo Stefano Gualtiero trovò la chiesa senza soffitto, con i muri anneriti, il pavimento rovinato e il campanile, abbattuto nel 1855 da un fulmine, non ancora ricostruito; inoltre verificò nella comunità una preoccupante rilassatezza nei costumi. Sollecitata dall'energico prelato, la popolazione corrisponde in tutti i sensi: non solo il campanile fu riedificato tra il 1862 e il 1863 e fornito di tre nuove campane nel 1870, ma anche fu via via recuperato il senso morale. Nel 1890 fu costruita un'ampia sacrestia contemporaneamente alle due cappelle nel lato destro della navata e negli anni seguenti fu acquistato un nuovo organo e rifatto il pavimento in marmo di Chiampo. Purtroppo nell'agosto del 1900 la parte superiore della facciata fu abbattuta da una bufera e andò ad infrangere il tetto della chiesa costringendo la popolazione a mobilitarsi ancora per la ricostruzione. Questa volta bastarono due anni per ultimare il restauro e le decorazioni interne. Ventanni dopo, nel 1922, si prese atto,che la chiesa di S. Urbano era diventata insufficiente per accogliere una popolazione in costante aumento e scomoda per la maggior parte della gente che abitavano in pianura. Il proposito di costruire una grande chiesa in pianura si rafforzò giorno dopo giorno tanto che l'allora arciprete don Giuseppe De Munari decise di far innalzar, tra il 1934 e il 1938, il nuovo edificio nella piana tra gli abitanti di ALtavilla e di Tavernelle. Naturalmente dopo il 1938 nella chiesa di S. Urbano si officerà sempre meno e l'antico edificio subirà l'inesorabile usura del tempo non ancora irreparabile.
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